In breve
Nell’intervista a Veneto Today, Alessandro Giovanazzi, consulente SEO e GEO a Trento e Rovereto, racconta un test condotto su 40 progetti SEO: i siti che avevano lavorato sia sulla SEO on site sia sulla SEO off site hanno una base di citazioni in ChatGPT, Gemini e Perplexity nettamente superiore rispetto a quelli che avevano ottimizzato solo il proprio sito. La tesi: non è morta la SEO, è morta la SEO fatta male.
I punti chiave dell’intervista
- 01
Il test su 40 progetti SEO
I siti che hanno lavorato sia dentro (SEO on site) sia fuori dal sito (SEO off site) vengono citati dalle AI molto più spesso di chi ha curato solo le proprie pagine.
- 02
La SEO non è morta
È morta la SEO fatta male: quella fatta bene è la base su cui le AI costruiscono le loro risposte.
- 03
Serve un ecosistema
Per essere citati non basta il sito: serve un insieme coerente di sito, menzioni e presenza su fonti esterne.
“Non è morta la SEO, è morta la SEO fatta male.”
Domande e risposte
La SEO è morta con l’arrivo delle AI?
No. Come dico nell’intervista, non è morta la SEO: è morta la SEO fatta male. Chi ha lavorato bene sul posizionamento ha una base su cui le AI si appoggiano.
Cosa è emerso dal test su 40 progetti SEO?
I siti che in passato avevano lavorato sia sulla SEO on site sia sulla SEO off site hanno una base di citazioni in ChatGPT, Gemini e Perplexity nettamente superiore rispetto a chi aveva ottimizzato solo il proprio sito.
Cosa serve a una PMI per essere citata dalle AI?
Creare un ecosistema: un sito curato e una presenza esterna coerente. È questa, oggi, la base necessaria per essere citati dai motori generativi.
Leggi l’intervista completa su Veneto Today
Questa pagina riassume i temi dell’intervista. Il testo integrale è pubblicato dalla testata.
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